Mediazione civile: ignorarla oggi è una scelta rischiosa

Di Avv. Giulia Noferi

Per anni la mediazione è stata percepita come un passaggio formale, spesso affrontato senza particolare attenzione.
Oggi non è più così.

Con la Riforma Cartabia, la mediazione è entrata a pieno titolo nella strategia processuale: non partecipare al primo incontro non è più una scelta neutra, ma una decisione che può avere conseguenze concrete.

L’art. 12-bis del d.lgs. 28/2010 prevede infatti un sistema sanzionatorio incisivo per chi non partecipa senza giustificato motivo:
– una sanzione automatica pari al doppio del contributo unificato;
– la possibile condanna al pagamento di una somma a favore della controparte, in caso di soccombenza;
– la valutazione negativa del comportamento ai fini probatori (art. 116 c.p.c.).

A questo si aggiunge un dato sempre più rilevante:
la mediazione non è solo obbligatoria per legge in alcune materie, ma sempre più spesso è il giudice stesso a disporla (mediazione demandata), rendendola un passaggio imprescindibile anche fuori dai casi tipici.

La giurisprudenza conferma questa linea rigorosa.
Il Tribunale di Catania (sent. n. 2505/2025) e il Tribunale di Arezzo (sent. n. 779/2024) ribadiscono che la mancata partecipazione non è irrilevante, ma può incidere concretamente sull’esito del giudizio.

Anche il concetto di “giustificato motivo” è oggi interpretato in modo restrittivo: servono impedimenti oggettivi, seri e documentabili (come mancata convocazione, vizi formali o impossibilità reale a partecipare).
Non bastano, invece, valutazioni difensive sulla causa o scelte strategiche di non partecipazione.

Il punto è semplice:
disertare la mediazione oggi può costare caro — e non solo economicamente. È una scelta che può rallentare il processo, aumentare i costi e indebolire la posizione in giudizio.

La mediazione, ormai, è parte integrante della difesa. Ignorarla non è più un’opzione.